Pubblicato in: Camara Laye, Guinea, L'enfant noir

Camara Laye in 100 parole

Camara Laye (1928-1980) studia meccanica in Guinea, poi si trasferisce in Francia con una borsa di studio per laurearsi in ingegneria; è lì che comincia a scrivere. Nel 1956 torna in Africa, prima in Dahomey (ora Benin) e poi in Ghana. Dopo l’indipendenza della Guinea e l’elezione di Ahmed Sékou Touré a presidente, Laye diventa ambasciatore in Ghana, poi rientra a Conakry per ricoprire altri incarichi. Tuttavia, a causa di conflitti con il presidente, viene imprigionato per un breve periodo. Negli anni Sessanta si rifugia prima in Costa d’Avorio poi in Senegal, dove si batte contro il regime di Touré.

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Camara Laye, L’enfant noir

enfantnoirlayeGli ultimi mesi sono stati molto frenetici per me e ho dovuto trascurare un po’ (troppo) Parole d’Africa, ma finalmente sono tornata e sono pronta a pubblicare la recensione del primo libro letto per la Sfida di lettura sull’Africa, L’enfant noir di Camara Laye.

L’opera prima di questo scrittore guineano, pubblicata in Francia nel 1953, è stata tradotta in italiano nel 1956 con il titolo Io ero un povero negro da Aldo Calesella (Massimo) e nel 1993 da Maria Teresa Palazzolo con il titolo Un bambino nero (AIEP/Guaraldi).

Si tratta di un libriccino di memorie dell’infanzia dell’autore, raccolte inizialmente solo per sentirsi più vicino a casa nel suo periodo di studio passato in Francia, usando la scrittura come cura contro la malinconia per la lontananza dalla madreterra ma anche come uno strumento per non dimenticare quelle tradizioni e quei misteri che accompagnavano la sua vita in Guinea. Continua a leggere “Camara Laye, L’enfant noir”

Pubblicato in: Sfida di lettura - Africa

Arriva la Sfida di lettura – Africa 2014

Dopo averla inaugurata nel 2012, il blog ghanese Kinna Reads ha rilanciato quest’anno l’“Africa Reading Challenge”, una sfida di lettura che consiste nel leggere e recensire cinque libri africani nel corso di un anno solare. Quest’anno mi sono finalmente decisa a proporla anch’io su Parole d’Africa.

Lo spirito della sfida è semplicemente di stimolare la lettura di libri africani. Non ci sono premi in palio, solo la gioia di scoprire opere nuove e condividerle con gli altri.

Le regole sono molto semplici:

1. scegliete cinque libri di qualsiasi genere letterario scritti da autrici o autori africani,

2. man mano che li finite, lasciate un commento sotto questo post,

3. se avete un blog, pubblicate la recensione e mandatemi il link in un commento sotto questo post o via email.

Aggiungerò una lista dei libri letti da voi e i link alle vostre recensioni alla pagina dedicata alla sfida.

Se non avete mai letto libri africani, cominciate con il procurarvi Il crollo di Chinua Achebe, e leggere autori come Soyinka, Emecheta, Head, Okri, che sono più o meno facilmente reperibili in italiano.

Nella scelta dei testi cercate di coprire parti diverse del continente e non limitatevi a un solo genere, se riuscite.

Ai lettori che conoscono già la letteratura del continente africano, consiglio invece di scegliere un legame tra i libri, che può essere la provenienza geografica degli autori e delle autrici, la lingua originale in cui è scritto il libro, un tema, un genere, ecc.

Ovviamente siete liberi di leggere in originale o in traduzione, e anche di inserire nella vostra lista opere di letteratura della migrazione scritte in italiano da autrici e autori africani.

Per la mia sfida, ho scelto di dedicare l’attenzione alla letteratura francofona, visto che di solito mi occupo soprattutto di quella anglofona. Ecco la lista:

1. Camara Laye, L’enfant noir (1953, romanzo, Guinea)

2. Calixthe Beyala, C’est le soleil qui m’a brûlée (1987, romanzo, Camerun)

3. Marguerite Abouet, Aya de Yopougon vol.1 (2005, fumetto, Costa d’Avorio)

4. Ferdinand Oyono, Une vie de boy (1956, romanzo, Camerun)

5. Léopold Sédar Senghor, Ce que je crois : négritude, francité et civilisation de l’universel (1988, saggi, Senegal)

Ricordate che non è necessario avere una lista completa prima di cominciare a leggere, ma potete crearla man mano che trovate dei testi che vi interessano o vi incuriosiscono.

Cosa aspettate? Cercate la biblioteca più vicina e spulciatene il catalogo alla ricerca di perle della letteratura africana. Cercate sulle bancarelle di libri usati nei mercatini, non solo nelle librerie. Guardate le mensole dei salotti dei vostri amici, e se vedete qualche libro africano fatevelo prestare. Se avete in casa dei libri di autrici e autori africani, leggeteli e prestateli ai vostri amici perché possano anche loro partecipare alla sfida.

Buona lettura!

Pubblicato in: Alan Paton, Piangi terra amata, Piangi terra amata (Alan Paton)

Alan Paton in 100 parole

Alan Paton (1903-1988), attivista anti-apartheid e scrittore, nasce nella colonia britannica di Natal. Durante gli anni della formazione universitaria si appassiona alla questione della giustizia sociale e al progetto di creazione di un Sudafrica non-razziale. Lavora prima come insegnante e poi accetta un posto al riformatorio Diepkoof per giovani africani, dove si impegna a trasformare la prigione in un istituto di formazione. Partecipa attivamente alla politica e scrive articoli sulla giustizia sociale nella rivista liberale Forum. Dall’esperienza di Diepkloof nasce il suo primo romanzo, Piangi, terra amata, scritto nei tre mesi del viaggio di esplorazione dei riformatori europei e statunitensi.

Pubblicato in: Alan Paton, Piangi terra amata

Alan Paton, Piangi, terra amata

Alan Paton, Cry the Beloved Country, 1948
Alan Paton, Cry the Beloved Country, 1948

Dopo una lunga assenza dalle pagine di questo blog, ho deciso di tornare con un meraviglioso romanzo sudafricano che mi ha colpita non solo per la liricità, ma soprattutto per l’onestà della scrittura e della storia.

Piangi, terra amata (traduzione di Maria Stella Ferrari, Bompiani, 1950) è stato pubblicato da Alan Paton nel 1948, subito prima dell’istituzione dell’apartheid. Ambientato nel 1946, segue il viaggio a Johannesburg di Stephen Kumalo, un prete zulu di campagna alla ricerca di sua sorella Gertrude, suo figlio Absalom e suo fratello John. Kumalo, come molti altri abitanti del villaggio ha perso notizie dei cari che hanno dovuto lasciare la campagna per la città in cerca di lavoro. Avventurandosi nella ricerca dei propri cari, Kumalo scopre la realtà cittadina e l’ingiustizia sociale portata (non solo nella città) dal potere coloniale. Continua a leggere “Alan Paton, Piangi, terra amata”